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ITALIA > Carlo Berio, Architettura e civiltà contadina in Liguria. Le valli del Ponente (1)

 

La ricerca dell'ambito, definibile non solo come area naturale ma come sistema funzionale, entro cui affrontare i problemi che sono all'origine di questo studio ha portato ad individuare nel sistema delle Alpi Marittime, attraverso l'analisi del patrimonio di sentieri, mulattiere, nuclei minori, centri stagionali tipici degli alpeggi, una loquace testimonianza della cultura delle popolazioni liguri montane.

L'utilizzo sociale di questo territorio conduce ad una serie di esperienze capaci di far emergere in modo nuovo il significato e il valore d'uso dell'architettura in funzione della vita quotidiana, che non si limita a puro godimento estetico ma che evidenzia la correlazione delle mutevoli esigenze umane.

Per architettura rurale intendo quell'insieme dI elementi compositivi che traggono significato e quindi valore dalla disposizione funzionale, dai materiali usati, dalla natura circostante (colture storiche), La logica con cui un certo bisogno viene tradotto in legno, mattoni, pietre, aggregati nella natura secondo modi razionali e semplici vuol dire fare architettura. Tutto quello che si costruisce in montagna dunque è degno di essere citato, valorizzato e in modo giusto salvaguardato e protetto.


Singolari strutture archltettonlche ad Armo

Bosco di Rezzo: "teci"

Una serie di nuclei minori ("téci", "morghé", "margherie") (2) sulle testate delle Valli Roia, Nervia, Argentina e Arroscia, testimonia una presenza capiIlare dell'uomo legata ad una organizzazione sociale di schema medioevale che dal punto di vista del territorio aveva un rapporto società-natura più omogeneo ed equilibrato. Esso garantiva un controllo sociale sul territorio ed implicava una sostanziale ristrutturazione a livello conservativo e culturale delle esperienze passate. Esempi sono i recinti per le mandrie oggi abbandonati, i terrazzamenti e i campi incolti, le costruzioni rimaste che tramandano la presenza di una cultura arcaica ampliamente documentata sul Monte Bego da oltre cinquantamila graffiti risalenti ad una civiltà pastorale di oltre tremila anni fa, che rappresentano disegni schematici di recinti per le mandrie, campi, capanne su cui invocare protezione.

Parallelamente esiste un sistema di percorsi di crinale che si innestano nella via Marenca, gia nota ai Romani, che partendo dalle vallate di Oneglia raggiunge il Piemonte con un itinerario considerato il più breve, passante per Monte Grande - Passo della Mezzaluna - Andagna - Collardente - Briga - Colle di Tenda. Questa direttrice nel Medio Evo era chiamata "via del sale" prendendo il nome dal tipo di merce che vi transitava. Una maglia di percorsi (piste e mulattiere) che esaltano il porto umano (cesto da foglia, cesto da semina, cavagno, sacco ecc.) e di animali da soma.

Casa In località Borniga (Comune di Triora)

Insediamentl rurali nella zona di Triora (Tavola del Vinzoni - 1736, dal vol. Il Ponente Ligustico, Incrocio di civiltà di T. Ossian De Negri, Stringa ed.)

Il primo è stato praticato da sempre, tramandando tutta una serie di attitudini che differiscono secondo il modo di portare la natura dei pesi. Il carico che si riusciva a trasportare per una percorrenza di circa 25 chilometri non superava in media i 30 chilogrammi. L'utilizzo di animali da soma aumentò la capacità dei carichi: per gli asini sino a 100 Kg. per i muli oltre 150 Kg. I basti da soma che servono per portare il carico con gli animali risalgono alla cultura asiatica e molto più tardi furono usati in Europa.
A dimostrazione dell'importanza raggiunta da questi percorsi, va rammentato il movimentato transito di carovane di muli interessanti le valli Roia, Nervia, Argentina, Arroscia ecc. e l'esistenza della corporazione dei mulattieri denominati "muliones" con tanto di disciplinare e di Santo protettore (S. Eligio). Si può dire che questo sistema di trasporto che ci ha contraddistinto per oltre duemila anni di civiltà e che sopravvive in modo sempre più esiguo sia ormai destinato definitivamente a perdersi.

La tipologia del patrimonio edilizio degli aggregati minori presenta una serie di elementi costruttivi e funzionali tipici dell'architettura alpina.
La struttura degli edifici assume una forma primordiale semplificata al punto da apparire come un disegno da sempre esistito, mettendo in evidenza intuizioni costruttive frutto di una cultura spontanea senza progetti accurati e canoni finalizzati. E' organica e funzionale nella sua povertà.

Questi edifici costruiti con le pietre e la stessa terra che si trova intorno trasmettono valori umani essenziali e socialmente vivi.
Orientati generalmente a mezzogiorno, aggregati a villaggio o sparsi sui terrazzamenti, sui dossi o sulle pendici degli orridi, si mimetizzano con la natura circostante; solo gli intonaci di qualche ristrutturazione poco felice ne evidenziano la presenza.

La composizione e l'organizzazione funzionale del locali è suggerita dalle caratteristiche del terreno, a pendio o terrazzato e dai fabbisogni dei risiedenti. Troviamo di conseguenza il rustico per gli animali incorporato nella parte inferiore, mentre l'organizzazione della vita domestica si svolgeva ai piani superiori, i quali seguono l'andamento della trasformazione a fasce del terreno fortemente inclinato.

 

 

Note:
1. Carlo Berio, Architettura e civiltà contadina in Liguria. Le valli del Ponente, in "La Casana", n. 1, gennaio-marzo 1978, pp. 50-57.
2.
"Téci": tipiche costruzioni isolate, utilizzate soltanto stagionalmente dall'uomo all'epoca della coltivazione ad alta quota. "Morghé": nuclei abitati stagionalmente. "Margherie": edifici con recinti per il ricovero del bestiame durante l'alpeggio.

 

 

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