ITINERARI > ITALIA > L’ isola di Camogli

 

Il resto
La breve descrizione dell’Isola non può concludersi senza annotare molto brevemente tre altre caratteristiche di Camogli: la prima riguarda la formazione della passeggiata a mare, la seconda, comune nella Riviera di Levante, evidenzia i trompe-l’oeil, la terza invita a visitare la vicina abbazia di San Fruttuoso.
Fino al secolo scorso la passeggiata a mare di Camogli non esisteva. Al suo posto c’era una fila di case, simili a quelle attuali, che dava direttamente sul mare, senza spiaggia. Le due file di case erano separate da uno stretto e buio vicolo, di cui è rimasta una piccola parte all’inizio ed alla fine della passeggiata, osservando il quale si può avere un’idea di come fosse Camogli alla fine dell’Ottocento.

Camogli agli inizi del Novecento, prima dei lavori di rimozione della fila a mare
L’aspetto odierno, con la passeggiata e la spiaggia
La palazzata prima della sua distruzione avvenuta perché veniva sommersa in caso di mare agitato
Particolare del fronte mare intorno al 1965

L’antica cultura genovese, iniziata verso la fine del Quattrocento dalle famiglie più ricche e in vista di Genova, dedicava grande attenzione agli artifici pittorici (trompe l’oeil): sulle facciate delle case venivano dipinti capitelli, finestre, porte, marmi, statue poste in nicchie altrettanto finte, tende, rosoni, persino persone affacciate… si mostrava quello che non c’era, per divertimento, per impreziosire facciate un po’ anonime, per simulare materiali che la salsedine impediva di usare.

   

L’abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte (raggiungibile in battello o a piedi) ha notevole valore storico. In questa baia, i discepoli del martire Fruttuoso sarebbero approdati dopo aver traslato dalla Spagna la salma del santo e avrebbero fondando il monastero, ma l’epoca è molto incerta: III, IV, VII o X secolo. Di certo si sa che a metà del X secolo alcuni monaci greci costruirono un tempio: lo conferma la cupola interna della chiesa attuale, che deriva da schemi bizantini. Gran parte della costruzione odierna risale ai rifacimenti del secolo XI, poi ulteriormente modificati nel XII e nel XIII secolo, epoca in cui vi si stabilirono i monaci benedettini. I Doria, proprietari dell’abbazia, adibirono una parte del tempio a sepolcreto di famiglia e, a metà del Cinquecento, Andrea Doria apportò altre modifiche. Una lunga fase di decadenza culminò nel 1915, quando un’alluvione provocò il crollo di parte della chiesa. Lo Stato italiano restaurò il complesso nel 1933 e cinquant’anni dopo la famiglia Doria Pamphili lo donò al FAI che da allora lo gestisce.

 

 

 

 

 

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