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ITALIA > L'isola di Camogli

 

Cittadina rinomata, ammirata e fascinosa, Camogli ha una storia particolare e un futuro... incerto. Infatti, la sua valorizzazione come centro turistico e le conseguenti ristrutturazioni stanno minando da tempo l’originalità del luogo, messa ulteriormente in pericolo dal ritorno ai confini del 1935 del Parco regionale di Portofino del quale Camogli era, fino al 2001, parte integrante. A prima vista si notano più le piccole modifiche (dai colori ai decori, dalle persiane sostituite da tapparelle alle aperture ridisegnate, alle altane chiuse) che le grandi (per esempio, la trasformazione economica) come riscontrerà chi confronterà con il presente le immagini pubblicate che risalgono a trentacinque anni fa, testimonianza dell’incuria di un tempo, ma anche della vera essenza del paese, quando le case erano prevalentemente abitate dai camoglini e non dai... focacciari, cioè i forestieri.


Fondata con il nome di Casmona dagli antichi popoli Liguri Cosmonati sul versante occidentale del promontorio di Portofino in una conca ricca di ulivi e agrumi affacciata sul Golfo Paradiso, Camogli era già conosciuta da Fenici e Greci che approdavano nel suo porto. Il borgo fu conquistato verso il 200 d.C. dai Romani che, con la costruzione della strada Aurelia, contribuirono a potenziarne lo sviluppo commerciale. Dopo la caduta dell’impero, il borgo fu invaso e devastato dai Franchi e, ancor più massicciamente, dai Longobardi. Nell’XI secolo tornò in possesso del Vescovado milanese, già tenutario in passato, fino a quando, agli inizi del XII secolo, Genova affermò la propria supremazia su Camogli: da allora il porto si sviluppò, diventando il fulcro della vita economica del borgo.

La storia successiva è parte integrante delle trasformazioni di Camogli: la chiesa e il castello sull’Isola (o “il Giorgio” come veniva chiamato il grande scoglio ora collegato alla terraferma), il porto, l’espansione sulla terraferma si modificano nel tempo con interventi puntuali che mutano pian piano la configurazione architettonica della città.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale annientarono la vicina Recco, ma risparmiarono Camogli, così che intatte sono rimaste le case altissime,
con le facciate dipinte in colori vivaci (che
permettevano ai marinai che tornavano a casa di riconoscere la propria abitazione da lontano) che, strette una accanto all’altra, si affacciano sulla spiaggia e sul porticciolo. Vicoli in salita, ripidi gradini e bassi portici si incuneano di tanto in tanto tra gli edifici.

Guardando questi edifici, storia e fantasia si fondono a tal punto che viene messa in dubbio persino l’origine del nome Camogli: “cà a muggi” (casa a mucchi) oppure “cà a mogee” (casa delle mogli... in attesa dei mariti pescatori e marinai) oppure ancora derivato da “Camulio” o “Camulo” (nome attribuito a Marte dai Sabini e dagli Etruschi) o da “Camolio” (divinità solare gallo-celtica).

 

 

 

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