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Cittadina rinomata, ammirata e fascinosa, Camogli ha una storia particolare e un futuro... incerto. Infatti, la sua valorizzazione come centro turistico e le conseguenti ristrutturazioni stanno minando da tempo l’originalità del luogo, messa ulteriormente in pericolo dal ritorno ai confini del 1935 del Parco regionale di Portofino del quale Camogli era, fino al 2001, parte integrante. A prima vista si notano più le piccole modifiche (dai colori ai decori, dalle persiane sostituite da tapparelle alle aperture ridisegnate, alle altane chiuse) che le grandi (per esempio, la trasformazione economica) come riscontrerà chi confronterà con il presente le immagini pubblicate che risalgono a trentacinque anni fa, testimonianza dell’incuria di un tempo, ma anche della vera essenza del paese, quando le case erano prevalentemente abitate dai camoglini e non dai... focacciari, cioè i forestieri.
La storia successiva è parte integrante delle trasformazioni di Camogli: la chiesa e il castello sull’Isola (o “il Giorgio” come veniva chiamato il grande scoglio ora collegato alla terraferma), il porto, l’espansione sulla terraferma si modificano nel tempo con interventi puntuali che mutano pian piano la configurazione architettonica della città. I
bombardamenti della seconda guerra mondiale annientarono la vicina Recco,
ma risparmiarono Camogli, così che intatte sono rimaste le case altissime,
Guardando questi edifici, storia e fantasia si fondono a tal punto che viene messa in dubbio persino l’origine del nome Camogli: “cà a muggi” (casa a mucchi) oppure “cà a mogee” (casa delle mogli... in attesa dei mariti pescatori e marinai) oppure ancora derivato da “Camulio” o “Camulo” (nome attribuito a Marte dai Sabini e dagli Etruschi) o da “Camolio” (divinità solare gallo-celtica).
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