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ITALIA > Bernardo Moretti, Camogli 1855: una marina velica a livello europeo (1)

 

A chi consideri oggi la IImltata estensione territoriale e lo scarso peso demografico di Camogli nel secolo scorso, riesce difficile comprendere come abbia fatto questo minuscolo borgo marinaro, stretto alle spalle dai monti, a diventare prima il più Importante centro di armamento della marina sarda e poi di quella italiana. Durante Il periodo napoleonico l'attività marinara di Camogli, già modesta in precedenza, si ridusse ulteriormente limitandosi al piccolo cabotaggio, ma non appena cessarono le devastazioni delle guerre napoIeoniche, che avevano dato un duro colpo alle marinerie mercantili della penisola, e la pace del Trattato di Vienna rese possibile ricostruire quanto era stato dlstrutto, la marina mercantile camogliese iniziò quella rapida crescita che ancor oggi ci stupisce.


Nostra Signora del Boschetto, Ex voto del brigantino a palo "Olivari"

Il porticciolo di Camogli (foto Alinari)

Fino a circa la metà del secolo XIX, l'armamento della rinata marina italiana non fu un'attività autonoma come sarà in seguito, essendo estremamente legato all'attività dell'armatore, della quale rappresentava il necessario completamento. Sino a che l'industria nautica non risentì degli effetti della nascente rivoluzione industriale, l'armamento somigliava molto più a quello precedente del Settecento, che a quello che si sarebbe sviluppato nella seconda metà del secolo XIX. Come nota Il GropaIlo, "tutto ciò perché sin verso il 1840 l'economia europea era ancora quella del Settecento e la rivoluzione industriale, in atto, tardava a produrre effetti esteriori. Solo più tardi, sorgendo una potente industria manifatturiera in Europa, quantità notevoli di materie prime dovettero essere spostate da un capo all'altro del globo. Da ciò nacquero trasporti che bastavano da soli a dare un utile a chi vi si dedicasse (2)". Anche la cantieristica, nella ritrovata pace del tramonto napoleonico, sapeva darsi l'energia par rinascere. In Liguria, ovunque vi fosse un arenile abbastanza ampio per contenere gli scafi in costruzione, sorse un cantiere navale. A Genova, alla Foce, fu costruita buona parte della Reale Marina Sarda. AItri importanti centri per la cantieristica furono Sestri Ponente, Savona, Varazze, Voltri, Chiavari, Prà. Anche i bastimenti subirono una evoluzione: il brigantino, tipico veliero settecentesco, si evolveva lentamente verso il brigantino a palo; in Liguria apparve Il cosiddetto "barco-bestia", denominato ufficialmente nave goletta. Uno studio di Carlo De Negri sulle costruzioni navali in Liguria nel 1830, evidenzia come in tale periodo diminuiscano gli sciabecchl e le feluche, nati per combattere la pirateria barbaresca ormai in declino, e lo stesso pinco, numerosissimo in altri tempi, venga raramente costruito.


Civico Museo Marinaro di Camogli, Modello del brigantino a palo "Due amici" costruito a Prà nel 1870

Nostra Signora del Boschetto. Ex voto

Questa lenta ma costante evoluzione del naviglio e dell'armamento, ha il suo giro di boa verso il 1850, quando gli effetti della rivoluzione industriale si fanno decisamente sentire anche nell'economia italiana. L'armamento cessa di essere un elemento complementare dell'azienda produttrice o commerciale, per diventare un atto economico autonomo. l legni mercantili si dlfferenziano nettamente da quelli da guerra, a cui erano parzialmente assimilabili sin verso il 1830, con la scomparsa dei cannoni e dei fucili dal loro equipaggiamento. E, cosa più importante per il nostro discorso, la distribuzione territoriale dell'industria armatoriale cambia notevolmente: la prevalenza numerica e qualitativa passa dalle città ai borghi della costa, in conseguenza dell'autonomia raggiunta da questa industria, non più necessariamente legata alla produzione o alle aziende di commercio. In questa generale rinascita dei piccoli villaggi marinari, una peculiarità distingue Camogll da tutti gli altri principali borghi costieri che armarono legni nel secolo XIX: l'assoIuta impossibilità di costruire gli scafi che poi armava, il modesto arenile di cui disponeva non glielo permetteva. I camogliesi furono sempre costretti ad acquistare presso i cantieri sparsi par tutta la Liguria, anche se in tali cantieri non di rado lavoravano non pochi dei suoi carpentieri e maestri d'ascia. Di conseguenza, mentre la nuova economia industriale, soprattutto col sorgere delle grandi industrie manifatturiere, dlslocava sia l'armamento che la costruzione dei velieri dalle città alle coste, questo per Camogli avvenne solo a metà, dato il poco spazio di cui disponeva. L'"angolo salmastro", come Io chiamò Gio Bono Ferrari, usufruì solo della possibilità di avviare una notevole attività armatoriale autonoma dai centri di produzione manifatturiera o di commercio, rimasti nelle grandi città.


Nostra Signora del Boschetto. Il brigantino "Concordia"

Nostra Signora del Boschetto. Ex voto del brigantino a palo "Prospero Padre" del 1899

 

 


Note:

1. Bernardo Moretti, Camogli 1855: una marina velica a livello europeo
, in "La Casana" n.2, aprile giugno 1979, pp. 30-39.
2.
T. GROPALLO, Il romanzo della vela, Milano 1973, p. 12.

 

 

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