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ITALIA > L’antica terra di mezzo, tra Adriatico e Ionio
MESSAPIA > Città
I
ritrovamenti archeologici hanno dimostrato che i Messapi erano tutt’altro
che un popolo barbaro e senza cultura. Soprattutto dalla fine degli anni
sessanta del XX sec. le ricerche storiche si sono intensificate e si è
potuto indagare città (Cavallino, Vaste, Rudiae, Lecce, Valesio), porti
e approdi (Leuca, Otranto, Torre San Giovanni di Ugento, Torre dell’Orso,
San Cataldo), luoghi di culto e santuari (Leuca, Oria, Roca), permettendo
così di ricostruire a grandi linee la distribuzione e l’uso delle terre
messapiche. Alezio – Nel centro abitato dall’antico popolo messapico sono state rinvenute delle tombe. Una di esse è composta da venti lastroni in tufo locale (che formano un volume complessivo di circa 10 metri cubi). Gli oggetti recuperati sono stati un’anfora vinaria, cinque unguentari fusiformi, una lucerna, frammenti di ferro uniti da forte ossidazione, una moneta ridotta pressoché in polvere e dei chiodi. Nella piazza principale, infine, fa spicco una tomba monumentale con iscrizioni in lingua messapica. Cavallino – La sua origine è anteriore all’VIII sec. a.C. e gli scavi hanno dimostrato che nel VI sec. a.C. la sistemazione urbanistica della città era completata. Una cinta muraria e un fossato circondavano Cavallino. Molti gli oggetti ritrovati entro il perimetro urbano: accette litiche levigate di roccia filoniana grigia, aghi lunghi e sottili di osso, chiodi e fibule di ferro, fuseruole e valve forate (usate per collane e bracciali), palline e rondelle di terracotta (probabili giochi dei bambini) e una piccola piramide con incisa una dedica alla divinità femminile Arzeria. Nelle poche tombe sono state rinvenute borchie e collane di bronzo, piccoli e grandi vasi di terracotta, armi di selce, figure di bronzo, una civetta di bronzo e grande abbondanza di monete. Le tombe destinate agli adulti erano a cassa rettangolare, uniformi come dimensioni, scavate nella roccia affiorante, poco profonde e coperte da lastroni di pietra leccese. I bambini, invece erano seppelliti agli angoli dell’abitazione, con il corpo rannicchiato dentro un pithos ovoidale oppure dentro un cratere di produzione locale, decorati a fasce o a motivi geometrici. Ceglie Messapica – Chiamato anticamente Caelium, l’abitato di Ceglie risulta circondato da quattro cinte murarie di età messapica, in parte visibili. La cinta più stretta e più antica - composta da blocchi megalitici sistemati a secco, spesso integrati alla roccia a tratti affiorante – fu probabilmente costruita all’epoca dei primi assalti dei Tarentini: Ceglie, infatti, era assieme agli abitati di Oria, Manduria e Carovigno (antica Carbina), il primo ostacolo che Taranto trovava nella sua espansione verso l’interno. Col tempo (V-IV sec. a.C.), i rapporti con la colonia greca tarentina diventarono più ostili e furono erette le altre due cinte– vicine una dall’altra e collegate tra loro da muri a secco e camminamenti – che racchiudevano campi per il foraggiamento della città in caso di prolungato assedio. La quarta cinta, provvista di Specchie, aveva funzioni difensive e avvistatrici. Le testimonianze archeologiche più rilevanti consistono in 37 iscrizioni in lingua messapica e vari corredi tombali del V, IV e III sec. a.C. conservati nei musei di Taranto, Brindisi, Egnazia e Lecce. Gallipoli – Plinio menziona la città chiamandola “Anxa”, un termine che ha risonanza messapica. Il suo antico nome è Kallipolis e fu fondata o almeno dominata dalla città greca di Taranto fino al 266 a.C., quando fu conquistata dai Romani.
Manduria – Il centro ebbe un ruolo di primo piano nell’antica storia messapica contro i Tarentini. Le tre cinte murarie, in parte recuperate, sono infatti grandiose. La cerchia interna, non molto alta, è formata da grandi blocchi irregolari e risale al V sec. a.C.; quella mediana è più alta e a blocchi irregolari, con l’intercapedine riempita di materiale eterogeneo. Sono visibili anche tracce degli ampi fossati difensivi, delle strade di cinta e di arroccamento, oltre a resti di grandi porte e torri di difesa. Presso le mura sono state scoperte tombe isolate e vaste necropoli, che hanno fornito preziosi reperti. Muro Leccese – La città ha origine messapica e doveva essere un paese strutturalmente forte e civilmente avanzato a giudicare dalle mura megalitiche (costruite con massi squadrati e legati nelle sovrapposte corsie orizzontali) in parte ancora esistenti, da numerose tombe e reperti archeologici. Oria – L’antica Uria (o Orra) era la capitale della Messapia. I ritrovamenti archeologici consistono finora in tombe e grotte contenenti resti di scheletri umani, epigrafi tombali, molti vasi d’argilla di ottima fattura ma scarni di decorazioni, e monete di tipi e periodi vari.< Ostuni – Anticamente chiamata Ostuneum, il suo insediamento rispecchia le caratteristiche strategiche, topografiche e strutturali tipiche degli agglomerati messapici, ma dell’epoca è stata rinvenuta soltanto una necropoli che attesta comunque l’esistenza della città.
Patù – In questo piccolo paese vicino a Capo di Santa Maria di Leuca è stato trovato un monumento messapico, la "Centopietre”, che è tra i più importanti resti del promontorio salentino. Probabilmente risalente all’età arcaica della civiltà messapica, non è ancora sicura la sua destinazione: forse era un tempio dedicato a qualche divinità. La Centopietre consiste in un androne formato da enormi macigni e coperto da lastre di pietra a spiovente sorrette all’interno da pilastri su cui ricorre un listello decorativo. Tale monumento, che nel medioevo fu adibito a cappella, ha ancora visibili alcuni tratti di affreschi bizantini. Soleto – Nodo viario, Soleto collegava i più importanti centri messapici e, tramite una trasversale, il porto di Roca con Vereto e con il porto Nauna (attuale Santa Maria al Bagno). In epoca messapica, la città era circondata da mura (in parte ritrovate) e probabilmente ospitava officine di arte ceramica. Ciò è presunto sia dai ritrovamenti di innumerevoli avanzi di terracotta grossolana e di stoviglie smaltate, sia dalla vicinanza ai bacini di argilla che ancora oggi alimentano la piccola industria nel vicino paese di Cutrofiano. A Soleto, inoltre, è stata ritrovata una tomba coperta da tre intavolature di pietra, nella quale, accanto a uno scheletro, sono state raccolte due monete messapiche. Ugento – La sua fondazione risale a epoche più antiche della civiltà messapica. È quindi comprensibile che i Messapi abbiano trovato una città già florida e abbiano contribuito a elevarne la potenza. Infatti, lo testimoniano i ritrovamenti di resti di mura megalitiche, tombe, armi, monete, vasi, ceramiche, suppellettili e iscrizioni e il fatto che in epoca messapica la città abbia battuto moneta propria. A Ugento, infine, è stata recuperata una statua di bronzo risalente al 510 a.C. raffigurate il dio Poseidone, vicino al luogo dove sorgeva un tempio dedicato al dio del mare.
Vereto – Nel noto centro messapico sono state trovate numerose iscrizioni e monete, delle quali due attestano l’esistenza di una vera e propria zecca veretina nel III sec. a.C. Nelle tombe scoperte all’inizio del XX secolo, sono stati trovati due grandi vasi di terracotta (su uno è raffigurata una donna con una falce in mano in mezzo a corimbi di fiori bianchi), pentole a grosso ventre probabilmente utilizzate per custodire resti ossei, piccoli vasi di terracotta, una cintura di rame, un frammento di elmo e altri piccoli oggetti in bronzo. Vitigliano - A Vitigliano è stato scoperto un ipogeo di origine messapica, ma il monumento più significativo è il “Cisternale”, analogo alla Centopietre trovato a Patù: sono identici l’orientamento, la forma e il sistema costruttivo della copertura a enormi lastre di sabbione con doppio spiovente. Differente è il metodo di costruzione: la Centopietre si eleva sul piano a grandi blocchi parallelepipedi sovrapposti senza malta, il Cisternale è scavato nel vivo della roccia con sovrapposizione artificiale della copertura.
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