ITINERARI > ITALIA > Enrico Guidoni, La costellazione dell’Ariete come riferimento simbolico della Piazza dei Miracoli di Pisa, 1970 (*)

 

Proprio l’impossibilità di esaurire razionalmente le implicazioni di questo sconcertante complesso monumentale ci ha spinto a ricercare un rapporto più immediato con schemi apparentemente estranee alla pratica architettonica ma di intenso significato emotivo e di sufficiente semplicità. Gli stessi critici della “piazza” pisana hanno espresso in varia forma il senso di infinito spaziale e di assoluta precisione dei rapporti tra le tre entità (quasi personaggi, ma non a immagine dell’uomo) che avrebbe dovuto di per sé suggerire una motivazione imitativa di una realtà al di fuori degli eventi mutevoli, in qualche modo già codificata e immobile nel tempo e nello spazio. Distanziamento, concentrazione della materia in punti fissi, infinitezza del piano di appoggio: il legame che è stato più volte esaltato come senza confronto nella storia dell’architettura occidentale non potrebbe derivare dal più comune e universalmente noto pattern costituito solo da punti fissi, una costellazione? Gli studi sui testi antichi e i trattati di astronomia degli arabi, con cui i pisani sono da secoli in rapporto culturale, costituiscono la necessaria base scientifica, sia per la grande esattezza delle misurazioni, sia per il sistema di rappresentazione (le stelle sono rappresentate di solito con cerchi di diverso diametro, in rapporto alla loro grandezza apparente). Oltre al substrato scientifico (astronomico-astrologico) è evidente il contatto con la situazione filosofica e con le credenze cosmologiche del tempo. […]
Sappiamo dal Villani e da altri storici precedenti come alcune città vantassero una propria originale dipendenza dalle costellazioni: Lucca si trovava sotto il segno del Cancro (“Cronica”, libro X), Firenze sotto il segno dell’Ariete (“Cronica”, libro III), e Pisa sotto il segno della Libra (“Cronica”, libro XI).
È interessante notare l’assoluta preminenza sugli altri del segno dell’Ariete. Le spiegazioni date a posteriori su assonanze etimologiche, benché senza valore scientifico (per esempio il legame tra Ares = Marte fondatore di Firenze e Ares = Ariete), testimoniano un costante interesse erudito per il problema.

Pianta del centro religioso con lindicazione dei diversi fattori di proporzionamento: a) visibilità completa dei tre edifici rispetto alla torre (in alto a destra); b) visibilità reciproca Duomo-Battistero dalle rispettive porte principali; c) posizione della costellazione dell’Ariete; d) posizione dei quattro quadrati; nel centro la linea a tratteggio indica la facciata originaria del Duomo
Costellazione dell’Ariete. Situazione astronomica con le grandezze apparenti delle tre stelle principali. Indicazione dei volumi interni a pianta circolare-ellittica degli edifici pisani, interpretati come “stelle”

L’anno fiorentino, come quello pisano, ha inizio il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione e Incarnazione. Le due città sono per questo aspetto legate strettamente; si noti però come Pisa abbia avuto per alcuni secoli una importanza assai superiore a quella di Firenze. Data anche la concomitanza delle due date del 25 marzo (inizio del calendario-Incarnazione) e 21 marzo (equinozio di primavera e ingresso del sole nella costellazione dell’Ariete), si determina quindi un sistema di relazioni religiose (non va dimenticato che l’Ariete è anche il segno di Cristo, che sotto questa costellazione fu crocefisso), astronomiche, astrologiche e culturali che è anche in piena risonanza con le antiche feste pagane legate al risveglio primaverile. Rapporti intercorrenti da antica data tra Firenze e Pisa ci permettono di ipotizzare uno scambio di motivi e di leggende sull’origine stessa delle due città. La vittoria di Firenze su tutti gli altri centri concorrenti della Toscana potrebbe quindi essere stata convalidata a posteriori da una assunzione a proprio simbolo del primo e più importante segno dello zodiaco. L’attribuzione delle costellazioni protettrici delle varie città quale ci risulta nel XIV secolo deve considerarsi più come un risultato di un’evoluzione che come una sistemazione originaria. Difficilmente una città come Pisa avrebbe forse potuto rinunciare, durante il periodo del suo massimo splendore, a identificarsi con la costellazione più importante.
Tutte queste considerazioni vanno viste come corollario alla interpretazione simbolica della relazione spaziale tra i tre edifici. Similmente il misterioso legame a distanza, l’isolamento, lo spazio infinito che fa da sfondo, la stessa ricorrenza del cerchio, sono altrettanti aspetti particolari di un unico, stringente discorso compositivo. La costellazione dell’Ariete ha tre sole stelle (Alfa, Beta, Gamma Ari) ben visibili a occhio nudo: il loro isolamento sullo sfondo illuminato del cielo porta a una inevitabilità di rapporti tra di esse, che le lega in un unico pattern, corrispondente appunto al legame di interdipendenza a distanza tra i tre edifici. La conoscenza “in superioribus” si aggiunge ai due gradini inferiori (“in esterioribus” e “in interioribus”) non come astratto perfezionamento, ma come primo fondamento ideale.

 

Nota:
*. E. Guidoni, Arte e Urbanistica in Toscana dal 1000 al 1315, Bulzoni, Roma 1970, pp. 60-66.

 

 

 

 

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