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> Memoria
storica in Val Serina
VAL
SERINA > Alpeggio
Chi
non lavorava in miniera, si dedicava all’allevamento del bestiame, specialmente
bovini, e alla trasformazione dei latticini. Gli alpeggi che costellano
i pendii dei monti erano un tempo intensamente utilizzati nei mesi da
giugno a settembre per far liberamente (o quasi) pascolare le mucche.
Infatti, a differenza del prato, che viene curato e concimato dall’uomo,
l’alpeggio aveva (ha) attenzioni diverse: per non esaurirlo, l’allevatore
obbligava il bestiame a pascolare entro zone idealmente definite. Quando
la prima area rimaneva spoglia, i bovini venivano mandati in una seconda
area e così via, in modo che l’erba avesse il tempo di ricrescere. Non
solo, il contadino, prima di far pascolare le mucche, spargeva sul terreno
del sale, in modo che le mucche lo mangiassero assieme all’erba e potenziassero
così le loro difese.
Quando
più mandrie si incontrano, le mucche più potenti lottano tra loro per
avere la supremazia. La vincitrice è chiamata
“battidura” ed è rispettata e seguita dalle altre mucche, tanto che
i contadini ne approfittano: per esempio, durante i temporali, gli allevatori
cercano di tranquillizzare la battidura, perché, calmando lei, calmano
anche le altre.
VAL
SERINA > Bosco
La
zona è boschiva. Tra le molte varietà di piante, spiccano alcune essenze:
- gli aceri, caratterizzati da una foglia formata da 5 lobbi con nervatura
palminervia;
- i faggi, che raggiungono dimensioni considerevoli, caratterizzati
dalla foglia a forma ovata;
- i maggiociondoli, caratterizzati da una foglia composta, cioè formata
da cinque “foglioline”. Ogni parte di questa pianta è velenosa;
- gli abeti, che non hanno foglie ma aghi, ognuno staccato dall’altro.
Si dividono in due categorie: abeti bianchi (con le pigne rivolte verso
l’ alto) e rossi (con le pigne verso il terreno);
- i pini, alberi solo all’ apparenza simili agli abeti, perché in realtà
hanno gli aghi raggruppati in ciuffetti.
Di
ognuno di questi i valligiani ne sfruttavano le proprietà, come la resistenza
o la flessibilità per fare
utensili.
VAL
SERINA > Casera
Una
visita alla “casa del formaggio” (cioè la casera) riporta a tradizioni
e sapori antichi e illustra ai giovanissimi un’attività dimenticata.
La
produzione del formaggio seguiva regole precise:
- il latte appena munto si mette in contenitori – detti “ramine” - della
capacità di quattro litri ciascuno;
- la mattina seguente si screma il latte – cioè si toglie lo strato di
panna (la parte grassa del latte) che sale in superficie – con una schiumarola;
- il latte scremato si mescola con il latte intero contenuto in un pentolone
della capacità di duecento litri e si mescola con una rondella;
- si fa quindi una prima cottura: quando il latte ha raggiunto la temperatura
di 36-37 gradi d’inverno e di 38-40 gradi d’estate, si aggiunge il caglio
(un liquido che si ricava dallo stomaco di alcuni animali, come la mucca)
che viene lasciato agire;
- si fa poi una seconda cottura a 45 gradi in inverno e a 48-50 gradi
in estate. Per sapere quando il latte ha raggiunto la temperatura adatta,
basta immergere la mano. Se ritirandola, la mano resta pulita, significa
che il latte deve ancora cuocere; se alla mano rimane attaccato del latte,
è il momento di spegnere la fiamma;
- a questo punto, si taglia l’impasto con una spada di legno;
- infine, si trita con lo spino;
- si lascia cuocere ancora il tempo necessario perché sul fondo si formi
il formaggio;
- il formaggio così ottenuto si mette entro delle sagome circolari, dette
“fascere”, e lo si sala;
- il formaggio non è ancora buono da mangiare: bisogna farlo stagionare
almeno 40-50 giorni;
- durante la stagionatura, bisogna girare la forma ogni due giorni e levare
la muffa che si forma in superficie ogni settimana.
Per
fabbricare il burro, il procedimento è più semplice: la parte grassa del
latte tolta con la scrematura si mette in una zangola, nella quale un
dispositivo a motore (ma nei tempi antichi era una frusta maneggiata da
una donna) la mescola in continuazione, fino a quando il burro si è formato.
VAL
SERINA > Contrada Grimoldo
Più
conosciuta come “contrada delle pere” per la presenza di peri che crescono
attaccati alle case, la contrada risale al 1400. Sulla sua fondazione,
si racconta che nel 642 il re longobardo Grimaldo avesse regalato la
Val Serina ai vescovi bergamaschi e che questa donazione fosse stata
successivamente confermata da Carlo Magno. In seguito, due vescovi si
divisero il territorio e fondarono due paesi.I
contadini si costruirono la casa usando i materiali del luogo e attaccando
su un fianco la stalla. Come in tutti i paesi di montagna, i contadini,
costruendo casa e stalla attigue, ottenevano altri vantaggi oltre a
quello di tenere le bestie riunite: risparmiavano denaro costruendo
un’unica parete tra casa e stalla e sfruttavano il calore degli animali
per riscaldarsi. Inoltre, il primo piano delle case era costruito in
pietra per isolare le case dall’umidità della terra e dalla neve; il
secondo era invece realizzato in legno, un materiale più leggero e caldo,
bucato da finestrelle piccole per non far entrare il freddo invernale.
Sulle
porte di ingresso compare un motivo tipico delle popolazioni povere e
ancora sporadicamente visibile in alcuni paesi di alta montagna e di mare:
una decorazione interamente fatta di chiodi.
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