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ITALIA > Nino Carboneri, Il Parco di Viboccone


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Delle due strade che volgono dall'altra parte e si vanno ramificando, una "lunga e diritta è dedicata alli studii maggiori". Possono qui "godere a voglia loro tutti i letterati, poiché vi sono varii riposi con nicchie, motti e figure di legisti e poeti". L'altra "alle mattematiche scientie speculative, secondo la varietà delle quali vi sono diverse strade che tutte poi fan riuscita in una (...) Per questa strada si trovano parimente a luogo a luogo motti e figure con istromenti mattematici, tessuti delli proprii rami de gli alberi, come globi, sfere, almanachi e simili. Nel principio di questa, o poco discosto, vi è un praticello in forma ovata, di buona grandezza, circondato di alberi di esso bosco, ove S.A. suole alle volte fare recitare diverse opere".

Lo stradone di mezzo "si attribuisce alle contemplationi del cielo e misteri divini rivelati dalla Sacra Teologia, e però dall'una all'altra parte vi sono tabernacoli e capelle in luogo di riposo, con statue sacerdotali, stanze di fabrica dedicate alla prudenza, al consiglio, con motti e scritture gratiosissime, greche e latine, che inalzano la mente alla contemplatione divina".

"Questa parte di Parco aperto - prosegue lo Zuccaro allargando la sua esplorazione - gira più miglia e gran spatio di paese et ha il Parco riserrato delli animali appresso ove sono più sorte di salvaticine; e qui ancora a'piedi di questo gran stradone S.A. li fabrica tuttavia bellissimi giardini, vaghissime fontane, appartamenti nobilissimi, con ogni commodità e grandezza: e questa è dedicata alla fortezza, al valore dell'huomo prudente e saggio".

Il Coppino ricorda i due giardini adiacenti al palazzo: il superiore è diviso in dodici spazi quadrati intersecati da larghissime vie, con otto fontane che gettano con giocondo mormorio l'acqua in una vasca di marmo. Dalla porta del palazzo fino alla Stura si stende un lunga e larga via tra piante di quercia. Anche lo Zuccaro ha presente questa parte oltre il palazzo: "In questo luogo [il duca] fa fare uno stradone di un miglio e mezzo di longhezza che va a ritrovare la Stura, ove sarà un altro ponte e portone, chiamato il Ponte di Marte, con le attioni della destrezza invitta di valorosi combattenti". A oriente dello stradone si stanno scavando grotte per fontane con davanti un prato, circondato da bosco, "in forma di teatro gratiosissimo e lieto". Lo scultore romano Andrea Rivalto (5) vi prepara tre grandi statue di marmo raffiguranti i tre fiumi che circondano il parco; a queste si aggiungono altre figure di bronzo e di marmo "per ornare detto luogo compitamente".

Segue una frase fondamentale nella descrizione dello Zuccaro: "tutto questo et altre nobilissime fabriche che fa fare S.A. in diversi luoghi sono ordinate e comandate dal Signor Capitano Ascanio Vitozzi da Orvietto, non meno eccellente Architetto che valoroso Capitano. E questo istesso parimente ordina il nobilissimo Tempio della Madonna del Mondovì a Vico che già narrai nel ragguaglio del Casella".

Verso la confluenza della Dora nel Po è situata "una gratiosissima città di bosco", composta di "loggie, sale et appartamenti di più camere e camerini, teatri, padiglioni, tempii e piazze in diverse maniere tessute con gli stessi rami de gli alberi". Questi sono così "aggruppati e disposti che rendono un'arnmiratione singolare, e gli alberi sono di tal grandezza e qualità con i loro rami longhi et alti che danno commodità di fare ogni grand'edificio. Sopra la vista e ripa del Po vi è bellissimo ricetto, parte aperto e parte coperto (...) Gira detta città all'intorno gran spatio di bosco aperto con nuovi e diversi edificii, tra' quali vi è il seggio del consiglio, o vogliamo dire riposo, che è un giro di anfiteatro assai grande, disposto con ordine di architettura rustica con archi e colonne delli stessi rami, con nicchie et seggie di riposo, con circoli di seggie all'intorno a guisa di bancate, coperte di tenera herbetta e fiori che paiano tanti tapeti, e nel mezzo un albero altissimo e diritto che fa piramide et obelisco (...) Si esce poi per una lunga galeria parimente tessuta e coperta d'archi e colonne de gli stessi rami che tutto l'anno restanno verdi".

Il Coppino è attratto prevalentemente dall'aspetto fantastico di questo bosco solitario: lo colpisce in special modo "fornix rotundus mirae altitudinis conflexis corylorum ramis tectus" ed esclama paradossalmente: "Tale est fastigium templi, quod Mediolani D. Laurentio est dicatum" (6). Menziona ancora l'isola Polidora che costituiva una delle delizie del parco: sappiamo da altra fonte che il 21 giugno 1602 erano assegnati 1785 fiorini ai mastri di legname che avevano allestito ponti e palchi all'isola di Viboccone, con fede dell'ingegnere Vitozzi (7).


 

Note:
5. Sullo scultore Andrea Rivalto, che fu a servizio del Duca dallo ottobre 1603 al 1624, si veda: A. Baudi di Vesme, L'arte negli stati sabaudi, in “Atti della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti”, XIV, 2, 1932, pp. 653-670.
6. La basilica di San Lorenzo era stata recentemente “rimodernata” da Martino Bassi.
7. Archivio di Stato di Torino - Sez. Riunite, art. 180 Conto Valle 1596 in 1606, n. 714.

 

 

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