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> Pittori
e spazzacamini sul trenino della Val Vigezzo
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Un
viaggio con la Vigezzina è un’esperienza indimenticabile. Si parte dalla
stazione sotterranea posta sotto la stazione internazionale di Domodossola
delle FS e si supera subito il limpido Toce, il bel fiume che bagna
l’Ossola; si sale poi verso Trontano, tra vigneti e castagneti, per
sfociare nella piana detta la “valle dei pittori”, per via della smagliante
tavolozza di colori che la natura offre un ogni stagione. Al centro
della Valle, il borgo di S. Maria Maggiore, celebre per aver dato i
natali a due pionieri della moderna industria cosmetica: Gian Paolo
Femminis, inventore dell’ “acqua di Colonia”, e Gian Maria Farina, che
quest’acqua fece conoscere a tutto il mondo. Poco più avanti è Malesco,
sede di notevoli reperti archeologici (insediamenti di epoca romana),
poi Re, col suo grandioso santuario, sino al confine che si passa in
località Ribellasca. Ribellasca è la porta della Centovalli svizzera,
che deriva il proprio nome dalle numerose valli e vallette che ne scavano
i versanti, lungo i quali si inerpicano, in una natura selvaggia e incontaminata,
minuscoli ridenti villaggi.
La
ferrovia – che qui cambia il proprio nome popolare di “Vigezzina” in
quello di “Centovallina” – non violenta questa natura: ardite costruzioni
di ponti e viadotti che scavalcano orridi burroni e lussureggianti valloncelli,
sul fondo dei quali scorrono limpidi ruscelli e purissime cascatelle,
si fondono alla perfezione col paesaggio circostante.
La
Centovalli è stata in passato terra di emigrazione: partivano di qui
gabellieri e uomini di fatica verso la Toscana dei Medici (e le insegne
dei Medici sono ancora visibili sulla bella facciata di Casa Mazzi a
Palagnedra, capoluogo della “vicinanza” medievale, nella cui chiesa
maggiore si possono ammirare importanti affreschi di Antonio da Tradate);
partivano da qui nell’800 gli spazzacamini – un mestiere oggi quasi
del tutto estinto – che daranno alla Centovalli anche il nome di “valle
degli spazzacamini”.
Inoltrandosi
nella valle s’incontrano le località di Verdasio, Corcapolo, Intragna
(paese natale dello statista francese Leone Gambetta), Ponte Brolla.
Di qui, superato il famoso “orrido” di Ponte Brolla, il cui fondo è
punteggiato di bianche rocce levigate dalle acque impetuose del Maggia,
inizia il tuffo su Locarno, dove il nostro romantico trenino si arresta
sulla riva del Lago, dopo un incomparabile viaggio di oltre un’ora e
mezza, che sembra sempre troppo breve all’estasiato viaggiatore.»
La
ferrovia tocca posti incantevoli, tra cui Trontano, dove sorge una parrocchiale
con un’interessante facciata romanica, Creggio – su cui domina una torretta
costruita nel XIII secolo con la funzione di torre segnaletica e detta
di “Fra Dolcino”, l’eretico citato nella Divina Commedia da Dante
Alighieri – e Druogno, sede della scuola alberghiera Formont. Ma è nel
cuore del verde altopiano della Val Vigezzo, a Santa Maria Maggiore,
Malesco e Re, che il turista meno affrettato può meglio avvolgersi di
storia e bellezze naturalistiche. Infatti, Santa Maria Maggiore accoglie
il Museo dello Spazzacamino – che ricorda le difficili condizioni di
vita dei giovani spazzacamini che hanno dovuto tentare la fortuna all’estero
con questo antico mestiere – e la scuola d’arte Rossetti Valentini,
fondata nel 1878 da Giovanni Maria Rossetti e ospitata in una villa
del XIX secolo in cui è possibile visitare un’esposizione permanente
di quadri dei vari allievi che si sono succeduti:
Carlo Fornara, Giovanni Ciolina, Severino Ferraris, i fratelli
Peretti... Senza dimenticare che proprio qui, nel Settecento, in mezzo
al verde e ai profumi, è stata scoperta la formula originale dell’acqua
di colonia...
Una
pineta (che d’inverno accoglie suggestive piste di fondo e d’estate
invita a deliziose passeggiate) separa Santa Maria Maggiore da Malesco
che rappresenta la porta di accesso al parco nazionale della Val Grande,
territorio protetto con una natura incontaminata che si estende sino
al Lago Maggiore.
Il
paese di Re è invece famoso per l’enorme santuario che contiene una
ricca collezione di ex voto. Questa
la sua storia: il 29 aprile 1494 un certo Giovanni Zuccone lanciò una
pietra contro un affresco della facciata della piccola chiesa, raffigurante
la Madonna con il bambino in braccio, colpendola in fronte. Da quel
punto scaturì del sangue. Il miracolo fu protocollato dalle autorità
dell'epoca ed in seguito l'affresco fu spostato all'interno della chiesa.
Visto il notevole afflusso di pellegrini, nel 1922 si diede inizio alla
costruzione, adiacente alla chiesa esistente, di una nuova grande basilica
in stile gotico-bizantino progettata dall'architetto bolognese Edoardo
Collamarini (1864-1928). Da allora, il 29 aprile di ogni anno si svolge
la festa della Madonna di Re.
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