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ITALIA > Pittori e spazzacamini sul trenino della Val Vigezzo

 

Tutti conoscono le bellezze della valle dei pittori – la Val Vigezzo, appunto – così battezzata perché da secoli accoglie artisti di tutto il mondo richiamati da una nota scuola d’arte e affascinati dagli scorci panoramici e dai colori della natura. Meno ricordata – complice l’automobile, senza dubbio, ma anche la nostra facilità a dimenticare – è la ferrovia che l’attraversa per congiungere Domodossola con Locarno.



Un articolo pubblicato dalle Ferrovie Nord quasi vent’anni fa ripercorre la storia di questo gioiello ingegneristico. Vale la pena rileggerlo.

«Tra le ferrovie “minori” un posto particolare spetta alla “Vigezzina”, la ferrovia elettrica che in poco più di 52 km collega Domodossola a Locarno, sulla sponda svizzera del Lago Maggiore. E ciò non per motivi meramente paesaggistici o folkloristici, che pure sono rilevanti.

Sono almeno tre infatti le caratteristiche tecnico-economiche che fanno di questa ferrovia una struttura unica nel suo genere.

La prima: essa realizza la più breve congiunzione tra due delle grandi direttrici ferroviarie che attraversano il massiccio alpino: quella del Sempione e quella del Gottardo, gli assi lungo i quali si realizza non solo l’integrazione del nostro paese con l’Europa, ma l’integrazione della stessa Europa con il Mediterraneo.

La seconda: l’arditezza tecnica del tracciato, che presenta un dislivello di 626 m (S. Maria Maggiore m 830, Locarno m 204), pendenze massime del 60 per mille, raggio minimo delle curve di m 50.

La terza: l’assoluto rispetto della natura del territorio attraversato, concetti fondamentali della moderna ecologia adottati in epoca non sospetta dato che la sua costruzione risale agli inizi del secolo.

La Ferrovia Domodossola-Locarno venne aperta all’esercizio il 25 novembre del 1923, prendendo il nome di “Vigezzina”, dalla omonima valle.(1) Ne trassero subito grandi vantaggi le popolazioni e le economie delle valli che essa metteva in comunicazione: la Val Vigezzo in territorio italiano e la svizzera Centovalli, che hanno in comune cultura e tante vicende storiche.

In oltre sessant’anni questa ferrovia ha svolto un ruolo molto importante, anche in diverse contingenze e in momenti difficili, come nel periodo della Repubblica Partigiana dell’Ossola o dopo la grande alluvione del 1978 che ne devastò il tracciato in territorio italiano.

Negli anni Sessanta l’impetuoso sviluppo della motorizzazione individuale di massa sembrò ridimensionarne il ruolo economico-sociale, relegandola ad una funzione quasi esclusivamente folkloristica, ma dopo l’alluvione del ’78, ricostruite ed ammodernate rapidamente le strutture d’esercizio, essa ha saputo riproporre la sua indispensabilità a servizio delle popolazioni e delle economie valligiane.

La Vigezzina si segnala anche per la sua particolare gestione mista; i 32 km del tratto italiano sono infatti in concessione alla Società Subalpina Imprese Ferroviarie (SSIF) (2) mentre i circa 30 km del percorso svizzero sono gestiti dalle Ferrovie e Autolinee Regionali Ticinesi (FART).

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Note:
1. La costruzione della linea fu terminata nel marzo 1923 tra le difficoltà causate dalla prima guerra mondiale. Con Legge 16 Dicembre 1923 n. 3195 fu stata approvata la “Convenzione italo-svizzera concernente la ferrovia elettrica a scartamento ridotto Locarno-Domodossola”, che era stata firmata il 12 novembre 1919 per l’Italia dall’onorevole S. Sonnino e per la Svizzera dall’onorevole H. De Seggesser (N.d.R.).
2. La Società Subalpina di Imprese Ferroviarie fu costituita a Milano il 12 febbraio 1912 (N.d.R.).

 

 

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