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ITALIA
> Pittori
e spazzacamini sul trenino della Val Vigezzo
Tutti conoscono le bellezze della valle dei pittori – la Val Vigezzo, appunto – così battezzata perché da secoli accoglie artisti di tutto il mondo richiamati da una nota scuola d’arte e affascinati dagli scorci panoramici e dai colori della natura. Meno ricordata – complice l’automobile, senza dubbio, ma anche la nostra facilità a dimenticare – è la ferrovia che l’attraversa per congiungere Domodossola con Locarno.
Sono almeno tre infatti le caratteristiche tecnico-economiche che fanno di questa ferrovia una struttura unica nel suo genere. La prima: essa realizza la più breve congiunzione tra due delle grandi direttrici ferroviarie che attraversano il massiccio alpino: quella del Sempione e quella del Gottardo, gli assi lungo i quali si realizza non solo l’integrazione del nostro paese con l’Europa, ma l’integrazione della stessa Europa con il Mediterraneo. La seconda: l’arditezza tecnica del tracciato, che presenta un dislivello di 626 m (S. Maria Maggiore m 830, Locarno m 204), pendenze massime del 60 per mille, raggio minimo delle curve di m 50. La terza: l’assoluto rispetto della natura del territorio attraversato, concetti fondamentali della moderna ecologia adottati in epoca non sospetta dato che la sua costruzione risale agli inizi del secolo. La Ferrovia Domodossola-Locarno venne aperta all’esercizio il 25 novembre del 1923, prendendo il nome di “Vigezzina”, dalla omonima valle.(1) Ne trassero subito grandi vantaggi le popolazioni e le economie delle valli che essa metteva in comunicazione: la Val Vigezzo in territorio italiano e la svizzera Centovalli, che hanno in comune cultura e tante vicende storiche. In
oltre sessant’anni questa ferrovia ha svolto un ruolo molto importante,
anche in diverse contingenze e in momenti difficili, come nel periodo
della Repubblica Partigiana dell’Ossola o dopo la grande alluvione del
1978 che ne devastò il tracciato in territorio italiano. La Vigezzina si segnala anche per la sua particolare gestione mista; i 32 km del tratto italiano sono infatti in concessione alla Società Subalpina Imprese Ferroviarie (SSIF) (2) mentre i circa 30 km del percorso svizzero sono gestiti dalle Ferrovie e Autolinee Regionali Ticinesi (FART). . . Note:
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