ITINERARI > RESTO DEL MONDO > Emanuele Diotto, Antonio da Noli e la scoperta delle isole del Capo Verde, 1983 (*)


Le dieci isole di Capo Verde, arcipelago dell’Atlantico a oltre 600 km dalle coste africane senegalesi e rinomata meta turistica, sono di origine vulcanica e hanno paesaggi incantevoli. Furono scoperte da un genovese, Antonio da Noli, e non (o non solo) dal veneziano Alvise Ca’ da Mosto, come la storiografia tramanda.

 

Fra i navigatori liguri del periodo tardo medioevale, spicca la figura di Antonio da Noli (1419-1491). Una figura caratteristica, significativa e per certi aspetti complessa. Un nome quello di Antonio da Noli, che alla maggior parte dei lettori suonerà poco conosciuto, ma che ha avuto una grande importanza nella storia delle esplorazioni geografiche, tanto da essere accreditato come l’autentico scopritore delle sette isole del Capo Verde (Sao Tiago, Santo Antonio, Sao Nicolau, Boa Vista, Maio, Sal e Sao Vicente). Proprio la scoperta, verso la metà del secolo XV, di queste isole – il cui nome deriva dal promontorio africano di Capo Verde che è il punto del continente più vicino ad esse – consentì ai Portoghesi il successivo balzo verso il Capo di Buona Speranza, la circumnavigazione dell’Africa e la scoperta delle Indie (spedizione di Vasco de Gema del 1497-1498).
Di Antonio da Noli si sa, se non molto, abbastanza. Di contro, di Antoniotto Usodimare, altro navigatore genovese impegnato anch’egli nella scoperta delle isole del Capo Verde e ritenuto lo scopritore delle foci del fiume Gambia, si sa ancora meno; al punto che questi due navigatori liguri sono stati spesso identificati in una sola persona da numerosi studiosi che si sono occupati di storia delle esplorazioni.
Lo storico inglese R.H. Major, nel suo libro La vita del principe Enrico il Navigatore ricorda come nella cronaca di Jacopo Doria appaia, nel 1264, un capitano di nome Antonio Usodimare: a suo avviso, tale nome sarebbe rimasto famoso a Genova per avere egli partecipato alla spedizione dei fratelli Vivaldi sul finire del 1200, tanto che Antonio da Noli avrebbe scelto questo soprannome nell’accingersi a compiere un’impresa dello stesso tipo.
Ma sull’esistenza di Antonio da Noli e sulle qualità di uomo d’azione non ci sono dubbi. Lo storico ufficiale dell’espansione coloniale portoghese, Barros, riferisce con estrema precisione i dettagli della figura del navigatore nolese, nel suo volume Asia, pubblicato a Venezia nel 1562: «In questo medesimo tempo [1461] troviamo ancora che si scoprirono le isole che ora chiamiamo del Capo Verde, da Antonio di Nolle, di natione genovese, et di sangue nobile, che per alcuni dispiaceri che hebbe nella patria sua se ne venne con due navi et un navilio, in compagnia del quale veniva Bartolomeo di Nolle, suo fratello, et Raffaello di Nolle, suo nipote. Ai quali l’Infante diede licentia, che andassero a scoprire: dal di che partirono dalla città di Lisbona in sedeci, andarono nell’isola di Maggio: alla quale misero questo nome perciocche vi giunsero in tal dì. Et nel seguente dì di San Filippo et San Giacopo, scoprirono due isole, le quali hanno ora il nome di questi Santi».

Arcipelago di Capo Verde
Genova in una carta nautica di Visconte Maggiolo nel XVI secolo (Civica Biblioteca Berio)
Carta nautica di Visconte Maggiolo (Civica Biblioteca Berio)

A Noli, evidentemente e giustamente, tenevano alla memoria di questo figlio, ultima meteora luminosa che rischiarò il tramonto della sua patria.
«La fede di nascita del nostro navigatore – continua Gandoglia – ci è per fortuna conservata dalla particella "da" che va unita al suo nome e, se si vuole conoscere la verità, basti guardare con quanta premura i predetti scrittori di Genova danno il frego a questa povera particella. Essi cantano all’unisono Antonio Noli, genovese: a questo modo, siccome tutti i Liguri all’estero son detti Genovesi, così dovrebbero dirsi nativi di Genova quanti nascono dal Varo alla Magra».
Antonio da Noli fu un grande navigatore e fu il più grande figlio del borgo marinaro del Ponente, già Repubblica Marinara, fedele alleata di Genova, sede vescovile, ricca di tradizioni marinare e militari elevata a rango di città da Papa Gregorio IX dopo il generoso invio di 72 navi e di legni minori in aiuto della Santa Sede al tempo della Seconda Lega Lombarda.
Chiarito ogni equivoco, esaurita questa lunga premessa sulla confusa identificazione di Antonio da Noli in Antoniotto Usodimare (due figure nettamente diverse, con ognuna il proprio retaggio di gloria, separate in maniera tale da dare a Genova uno dei suoi figli più distinti e a Noli il suo più illustre cittadino), spazio alla storia magari romanzata ma pur sempre storia.
Di Antonio – nato presumibilmente nel 1419 – non conosciamo i particolari della sua giovinezza. Ma è lecito supporre che, attraversando Noli un momento di crisi nei suoi traffici e commerci, il giovane abbia fatto le sue brave prove di mare sulle navi di Genova, con la quale i Nolesi avevano stretto ormai da molti secoli cordiali e proficui rapporti.
Nel 1449, coinvolto nelle lotte fra le fazioni degli Adorno e dei Fregoso che dividevano la Superba, abbandonò Genova.
La sua fu una decisione sofferta ma ben ponderata: con tre navi di sua proprietà, con parenti e amici, partì alla volta del Ponente. Lo troviamo alla corte dell’Infante Don Enrico di Portogallo, il famoso Enrico il Navigatore, straordinaria figura di principe che consacrò 52 anni della sua esistenza alla ricerca della via delle Indie per la costa occidentale dell’Africa.
Antonio da Noli, il fratello Bartolomeo e il nipote Raffaello furono accolti con tutti gli onori e a loro vennero affidate importanti spedizioni marittime.
Di quei primi anni al servizio di Enrico il Navigatore si sa poco o nulla. D’altra parte, si preferivano tenere segrete le eventuali scoperte per non favorire in questo modo gli avversari. Significativo, a questo proposito, l’esempio del savonese Leon Pancaldo che ricevette dal re del Portogallo duemila ducati perché mantenesse il silenzio sulle isole Molucche e sulla via che ad esse conduceva.

L’antico borgo di Noli in una stampa ottocentesca

Ad ogni modo, Antonio da Noli proseguì le sue esplorazioni e attorno al 1455 lo troviamo alle foci del fiume Senegal insieme - ma su navigli e spedizioni separate - al veneziano Alvise Cadamosto. I due, unite le forze, avanzarono a sud del continente africano. Scoprirono il golfo di Gorsa, strinsero relazioni con i popoli della zona (che essi chiamarono Barberini e Sereri) e risalirono il corso del fiume Gambia. Qui, nonostante le imbarcazioni europee fossero ottimamente equipaggiate, anche con artiglieria, dovettero più volte fare i conti con gli indigeni. Più volte vennero assaliti e circondati, ma riuscirono a spezzare l’accerchiamento. Tuttavia, le fatiche, le malattie, i duri combattimenti sostenuti avevano decimato gli equipaggi. E di comune accordo, il nolese e il veneziano, decisero di volgere le prore e di rientrare in Portogallo.
La prima missione si era conclusa con un nulla di fatto.
Ma sia Antonio da Noli quanto Alvise Cadamosto ripresero il mare, sempre su sollecitazione di Enrico il Navigatore, prodigo di mezzi e suggerimenti.
Il primo a ripartire fu Alvise Cadamosto, unitamente ad Antoniotto Usodimare. Amedeo Pescio, nel suo volume I grandi navigatori liguri edito a Roma nel 1913 a cura della sezione di Genova della Lega Navale Italiana ricorda così l’impresa di Cadamosto e di Usodimare, accreditando in tal modo Antonio da Noli della successiva scoperta delle isole del Capo Verde: «Giunti alla foce del Gambia – annota il Pescio – audacemente i navigatori si inoltrarono nel continente per 60 miglia, navigando sul fiume e giunsero al regno di Batti-Mausa, un negro benigno che si mostrò assai ospitale con gli uomini bianchi venuti sul fiume e che li regalò di schiavi, avorio, pappagalli e sibetto. Disgraziatamente, il clima micidiale di quel paese, costrinse gli europei a rimettersi in mare. Così fu superato il fiume Santa Anna e il San Domingo, vennero riconosciuti il Capo Rosso e la gran foce del Geba. Fu di ritorno da questo viaggio che l’Usodimare e il Veneziano videro le isole Bissagos e approdarono a qualcuna del gruppo di Capo Verde».

Chavez
Mindelo

E a questo punto torna di scena Antonio da Noli il quale solo in seguito alle notizie riportate in Portogallo dal Cadamosto, sarebbe ripartito, a sua volta, in direzione di tali isole, eseguendone, tra il 1456 e il 1460, una precisa ricognizione, tanto da esserne universalmente considerato lo scopritore.
Uno scrittore portoghese, Do Couto Ribeiro VilIas, ha addirittura avanzato l’ipotesi che Antonio da Noli, su propria iniziativa e su sollecitazione del solito Enrico il Navigatore, partendo dalle isole del Capo Verde abbia potuto raggiungere addirittura le coste del Brasile. Ma mancano fonti attendibili e qualunque memoria storica per prendere per buona questa fantastica tesi.
Sta di fatto che i Portoghesi non si mostrarono ingrati nei confronti di Antonio. Come attestano vari documenti posteriori al 1460, egli fu nominato da re Allonso V “capitano-donatario” dell’isola di Sao Tiago (Santiago), dove si stabilì e ne intraprese la colonizzazione.
Antonio da Noli lavorò bene anche in questo ruolo, dimostrandosi un grosso organizzatore dopo essersi confermato grande navigatore, al punto che a Lisbona l’isola di Santiago era identificata con l’isola di Antonio.
Un diploma emesso nel giugno del 1477 dal re di Spagna Ferdinando testimonia inoltre che, quando, in seguito alle lotte tra la corona portoghese e quella spagnola sul finire del XV secolo, una spedizione spagnola conquistò l’isola di Santiago, furono allacciate delle trattative con Antonio da Noli, che il re Ferdinando prese sotto la sua protezione, confermandolo nella sua carica di capitano dell’isola.
Antonio da Noli morì nelle isole che gli avevano dato fama, ricchezza e notorietà nel 1497, lasciando un’unica figlia, donna Branca de Aguiar, che non avrebbe potuto ereditare la “capitaneria”. Ma re Manuel I del Portogallo volle fare un’eccezione e con un diploma emesso l’8 aprile del 1497 regolò la successione ad Antonio da Noli proprio in favore della figlia, a condizione che sposasse persona gradita al re. Matrimonio che avvenne regolarmente con Don Giorgio Correa, hidalgo della rea! casa portoghese. Con la scoperta e la successiva colonizzazione delle Isole del Capo Verde, il navigatore nolese aveva aperto e allargato la via al tentativo, riuscito negli anni 1497-98, di Vasco de Gema di raggiungere le Indie circumnavigando l’Africa.
Un’impresa straordinaria, della quale ci sono altre, minute testimonianze genovesi. Lo stesso Vasco de Gama trovò delle “agulhas genoiscas”, vale a dire delle bussole genovesi, sulle navi degli indigeni del Mozambico e a Calicut poté comprendere i mori di Tunisi perché parlavano, oltre al castigliano, il genovese. Un’altra conferma dell’intraprendenza dei genovesi e dei liguri in generale su tutti i mari di cui Antonio da Noli è stato autentico testimone.

 

Nota:
*. In “La Casana”, n. 4, aprile-giugno 1983, pp. 10-15.

 

 

 

 

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