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| RESTO DEL MONDO > Emanuele Diotto, Antonio da Noli e la scoperta delle isole del Capo Verde
Antonio
da Noli, il fratello Bartolomeo e il nipote Raffaello furono accolti
con tutti gli onori e a loro vennero affidate importanti spedizioni
marittime.
Ad ogni modo, Antonio da Noli proseguì le sue esplorazioni e attorno al 1455 lo troviamo alle foci del fiume Senegal insieme - ma su navigli e spedizioni separate - al veneziano Alvise Cadamosto. I due, unite le forze, avanzarono a sud del continente africano. Scoprirono il golfo di Gorsa, strinsero relazioni con i popoli della zona (che essi chiamarono Barberini e Sereri) e risalirono il corso del fiume Gambia. Qui, nonostante le imbarcazioni europee fossero ottimamente equipaggiate, anche con artiglieria, dovettero più volte fare i conti con gli indigeni. Più volte vennero assaliti e circondati, ma riuscirono a spezzare l'accerchiamento. Tuttavia, le fatiche, le malattie, i duri combattimenti sostenuti avevano decimato gli equipaggi. E di comune accordo, il nolese e il veneziano, decisero di volgere le prore e di rientrare in Portogallo. La
prima missione si era conclusa con un nulla di fatto. "Giunti
alla foce del Gambia - annota il Pescio - audacemente i navigatori si
inoltrarono nel continente per 60 miglia, navigando sul fiume e giunsero
al regno di Batti-Mausa, "un negro benigno che si mostrò
assai ospitale con gli uomini bianchi venuti sul fiume e che li regalò
di schiavi, avorio, pappagalli e sibetto. Disgraziatamente, il clima
micidiale di quel paese, costrinse gli europei a rimettersi in mare.
E a questo punto torna di scena Antonio da Noli il quale solo in seguito alle notizie riportate in Portogallo dal Cadamosto, sarebbe ripartito, a sua volta, in direzione di tali isole, eseguendone, tra il 1456 e il 1460, una precisa ricognizione, tanto da esserne universalmente considerato lo scopritore. Uno
scrittore portoghese, Do Couto Ribeiro VilIas, ha addirittura avanzato
l'ipotesi che Antonio da Noli, su propria iniziativa e su sollecitazione
del solito Enrico il Navigatore, partendo dalle isole del Capo Verde
abbia potuto raggiungere addirittura le coste del Brasile. Ma mancano
fonti attendibili e qualunque memoria storica per prendere per buona
questa fantastica tesi. Antonio
da Noli lavorò bene anche in questo ruolo, dimostrandosi un grosso
organizzatore dopo essersi confermato grande navigatore, al punto che
a Lisbona l'isola di Santiago era identificata con l'isola di Antonio. Antonio da Noli morì nelle isole che gli avevano dato fama, ricchezza e notorietà nel 1497, lasciando un'unica figlia, donna Branca de Aguiar, che non avrebbe potuto ereditare la "capitaneria". Ma re Manuel I del Portogallo volle fare un'eccezione e con un diploma emesso l'8 aprile del 1497 regolò la successione ad Antonio da Noli proprio in favore della figlia, a condizione che sposasse persona gradita al re. Matrimonio che avvenne regolarmente con Don Giorgio Correa, hidalgo della rea! casa portoghese. Con la scoperta e la successiva colonizzazione delle Isole del Capo Verde, il navigatore nolese aveva aperto e allargato la via al tentativo, riuscito negli anni 1497-98, di Vasco de Gema di raggiungere le Indie circumnavigando l'Africa. Un'impresa straordinaria, della quale ci sono altre, minute testimonianze genovesi. Lo stesso Vasco de Gama trovò delle "agulhas genoiscas", vale a dire delle bussole genovesi, sulle navi degli indigeni del Mozambico e a Calicut poté comprendere i mori di Tunisi perché parlavano, oltre al castigliano, il genovese. Un'altra conferma dell'intraprendenza dei genovesi e dei liguri in generale su tutti i mari di cui Antonio da Noli è stato autentico testimone.
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